L’elettronica è solo orientale? Un imprenditore rilancia il marchio nazionale Magnadyne. Nato ai tempi in cui cominciò a trasmettere Radio Londra

Era il 1922, la Bbc inaugurava a Londra le prime trasmissioni radio, e a Torino, in una piccola officina elettromeccanica, nasceva il marchio Magnadyne.
Dallo spirito d’impresa del giovane Paolo Dequarti: i suoi apparecchi radio funzionavano bene, erano più belli di quelli stranieri, in pochi anni entrarono nelle case degli italiani che potevano permetterseli. Da allora la radio degli italiani ha tenuto testa per decenni ai marchi americani e tedeschi, finché la crisi delfindustria elettronica l’ha travolta. Ci voleva
un altro imprenditore coraggioso per riprendere in mano questa bella storia aziendale: Maurizio Pan-nella, classe 1967, ex distributore di Walt Disney Company, ha comprato il marchio (pagato un milione) e oggi lo riporta sul mercato. L’obiettivo è un fatturato di 40 milioni di euro in pochi anni grazie a una nuova gamma di tv e piccoli elettrodomestici.
Il marchio è di quelli che gli anziani ricordano ancora e i più giovani impareranno a conoscere, grazie ai notevoli investimenti previsti
per il riposizionamento strategico, 10 milioni di euro in tre anni fra pubblicità e sponsorizzazioni calcistiche. «Il mio sogno non è solo quello di far rinascere il brand», anticipa Pannella, «ma anche di riportare in Italia, a Como per la precisione, la
fase di assemblaggio». Sarebbe un caso unico, quando tutti gli altri delocalizzano la produzione dell’elettronica in Estremo Oriente per abbassare i costi. Ma è questo il solo modo per fare di Magnadyne un marchio ma-de in Italy a tutti gli effetti: produrre sul suolo patrio. Pannella intanto sta lavorando all’aumento di capitale, da 1 a 6 milioni di euro, della società creata per entrare nel business degli elettrodomestici, Twenty Spa, di cui è fondatore e ceo, e che possiede anche l’esclusiva della distribuzione in Italia di altri due nomi storici, Nordmende e Saba.
Ma non c’era la crisi dell’elettronica di consumo? C’è ancora, perciò Pannella ha pensato a un sistema distributivo nuovo: direttamente dalla fabbrica al cliente e trattando direttamente con la grande distribuzione organizzata e le catene specializzate: «E un modello win-win che permette
a noi di mantenere il controllo completo su tutta la filiera e al negoziante di avere margini di guadagno maggiori».
Oltre al mercato italiano, Twenty lavora su altre piazze europee, dall’Austria alla Svizzera, alla Germania, e punta a vendere i suoi elettrodomestici Magnadyne in tutto il mondo. «Sto creando un’azienda leader nel settore dell’elettronica di consumo e lo faccio associando un brand forte a un innovativo modello di business». L’industria del piccolo elettrodomestico italiano è rinata, ora deve far vedere come cresce.

Cent’anni di storia, bombardamenti inclusi

Magnadyne è stato uno dei marchi più prestigiosi tra i produttori di apparecchi radio dagli anni 20 al 1960. Come molte imprese di successo italiane dopo la Prima guerra mondiale, era frutto dell’ingegno e della tenacia di un giovane imprenditore, Paolo Dequarti, che aprì a 16 anni l’attività assieme al socio Mario Pesce in un capannone a Torino. La Magnadyne Radio alla fine degli anni Trenta aveva mille operai. Nel 1941 i capannoni vennero cancellati dai bombardamenti. Dequarti trasferì la fabbrica a Sant’Antonino di Susa. Dopo la guerra lo sviluppo dell’azienda prosegue, ma a fine anni 60 l’industria elettronica italiana va in crisi.