La nuova società introduce nel mercato dell’elettronica di consumo un modello di business basato sulla filiera corta.
E punta al rilancio dello storico brand Magnadyne. La strategia per il 2017 spiegata dal direttore commerciale, Enrico Ligabue.

Un modo diverso per fare distribuzione nel business dell’elettronica di consumo. Basato sul concetto di filiera corta, senza intermediazione, per consentire anche ai retailer di preservare la marginalità sulle vendite. Il progetto risponde al nome Twenty Spa, e nasce per iniziativa di Maurizio Pan-nella, socio unico della nuova realtà che si presenta come un ‘contenitore’ di tre diversi brand. I tedeschi NordMende e Saba, di cui Twenty ha ottenuto, dalla francese Technicolor, la licenza relativa alla distribuzione della parte Tv sul mercato italiano. E poi Magnadyne, storico marchio italiano, che Maurizio Pan-nella ha deciso di rilevare, facendone un marchio di proprietà. In questi ultimi mesi del 2016 la società sta muovendo i primi passi, lavorando sul marketing e sugli accordi commerciali, per iniziare a giocare la sua partita sul mercato a partire da gennaio 2017. Hitech Magazine ne ha parlato con Enrico Ligabue, direttore commerciale.

In che cosa consiste il modello di business che proponete, basato sulla ‘filiera corta’?
I prodotti a marchio Magnadyne, Saba e NordMende sono venduti direttamente da Twenty Spa che gestisce i rapporti a livello direzionale con i buyer della distribuzione organizzata e delle catene specializzate. Questo, a differenza di quanto avviene nel mondo tradizionale dell’elettronica di consumo che si avvale dei grossisti. Attraverso un modello win-win, infatti, Twenty potrà avere il controllo completo su tutta la catena, dalla produzione alla distribuzione, permettendo inoltre al retailer di poter contare su una maggiore marginalità. Il marchio Magnadyne, in questa filiera corta, ha proprio l’obiettivo di garantire maggiori margini di contribuzione diretta del prodotto.

In quali linee di prodotto si articola l’offerta dei diversi marchi che state lanciando?
Per tutti e tre i marchi intendiamo proporre una linea di televisori, che inizialmente non sarà vastissima, ma che ci auguriamo possa in breve tempo ampliarsi. Per quanto riguarda Magnadyne, il brand su cui in prospettiva puntiamo maggiormente, abbiamo deciso di introdurre sul mercato, oltre ai prodotti per l’audio e video a cui è solitamente associato il marchio, anche una linea dedicata al piccolo elettrodomestico che offre prodotti per la cura della persona, della casa e della cucina e si articola in ben 18 nuove referenze: tre nuovi asciugacapelli, anche con funzione ionica, due diverse bilance pesapersone, un poten-
te aspirapolvere ciclonico in classe A, un innovativo ferro da stiro, quattro diversi forni elettrici ventilati, tre frullatori, uno sbattitore, uno spremiagrumi e un tostapane. Tutti caratterizzati da un ottimo rapporto qualità-prezzo, comparabile e spesso superiore ai prodotti distribuiti dai grandi leader di mercato.

Quali sono i tempi previsti per l’arrivo sul mercato dei diversi prodotti?
I primi prodotti della linea Ped sono già disponibili, mentre per quanto riguarda l’elettronica di consumo, le prime referenze vengono consegnate proprio in questi giorni. Siamo partiti con i televisori a marchio Saba e NordMende che intendiamo commercializzare presso le insegne della Gdo e con quelli a brand Magnadyne che vogliamo invece introdurre nella Gds. A metà novembre invece amplieremo la gamma Ped con otto ulteriori referenze.

Quale sarà il posizionamento sul mercato previsto per ciascun marchio?
Per quanto riguarda la politica dei prezzi saremo posizionati con Saba e NordMende nella fascia entry level per consentire lo sviluppo di volumi alti, mentre lavoreremo per portare Magnadyne, con la crescita e la notorietà del brand, nella fascia media.
Su quali canali intendete commercializzare i prodotti dei diversi brand?

Su quali canali intendete commercializzare i prodotti dei diversi brand?
Per i prodotti Saba e NordMende, abbiamo pensato a una distribuzione sul canale della Gdo. I primi contatti li abbiamo avuti con Esselunga e Conad e ora stiamo lavorando a nuovi accordi con le altre insegne. Discorso a parte invece per quanto riguarda Magnadyne, un marchio che intendiamo rinfrescare, valorizzare e far crescere. E per il quale abbiamo dunque pensato a una distribuzione esclusiva sul canale Gds, prendendo già contatti con diverse insegne specializzate.

Come vi state muovendo a livello di marketing?
Per noi in questo momento di ‘start up’ la comunicazione riveste un ruolo fondamentale. Stiamo realizzando un piano articolato ed efficace, attraverso campagne di marketing mirate e aggressive, che utilizzano diversi canali, dal web e i social fino alle affissioni. Soprattutto, per il brand Magnadyne, quello che intendiamo rilanciare e sul quale puntiamo maggiormente, siamo riusciti a siglare due importanti accordi di spon-sorship con due squadre di calcio di punta, l’Udinese calcio in serie A, di cui Magnadyne è sponsor retro-maglia, e la S.P.A.L., in serie B. Stiamo inoltre lavorando insieme a Sky a un progetto di comunicazione che coinvolgerà i dispositivi mobili dei consumatori. E in prospettiva stiamo raccogliendo una serie di prodotti storici Magnadyne, perché intendiamo proprio lavorare sulla storicità del marchio, sulla sua evoluzione dal 1928 a oggi, anche comunicando il valore della storia di Magnadyne a chi magari è troppo giovane per conoscerla.

Nel prossimo futuro è possibile ipotizzare un’espansione del marchio Magnadyne anche in altri Paesi europei?
Gli investimenti sul marchio vanno anche in questa direzione, ci piacerebbe molto far conoscere Magnadyne all’estero. Stiamo cercando di porre le basi per quella che auspichiamo possa essere una grande avventura in grado di spingerci anche al di fuori dei confini nazionali.

Quali obiettivi vi prefiggete in termini di fatturato?
Nel 2015 l’azienda ha effettuato una serie di test e sulla base dei risultati ricevuti ha focalizzato il proprio obiettivo per il prossimo triennio: sviluppare un volume di affari di 40 milioni di euro. Ora stiamo ponendo tutte le premesse necessarie, ma la vera sfida partirà a gennaio 2017. L’obiettivo, per la fine dell’anno prossimo, è raggiungere i 26 milioni di euro di fatturato.

Magnadyne: 100 anni di storia italiana

Magnadyne è stato uno dei marchi più prestigiosi tra i produttori italiani di apparecchi radio dalla fine degli anni ‘20 fino almeno al 1960. L’avventura di Magnadyne, come gran parte delle iniziative di successo avviate in Italia nel primo dopoguerra, nasce grazie all’ingegno e alla tenacia di un giovane imprenditore, Paolo Dequarti, che a sedici anni lavorava in una piccola officina elettromeccanica e si occupava della costruzione di apparecchi radio. Dalla passione nasce un’impresa e nel 1928 Paolo Dequarti trova il modo di realizzarla assieme al socio Mario Pesce. Prende vita così, in un capannone industria-
le in via sant’Ambrogio a Torino, la Magnadyne Radio di Pesce Mario S.A, ditta specializzata nella costruzione di apparecchi radio, ma anche di accumulatori elettrici e apparecchi frigoriferi. Lo sviluppo della fabbrica fu da subito continuo e costante e già nei primi anni ‘30 l’azienda riuscì a conquistare una notevole quota del mercato nazionale degli apparecchi radiofonici, proponendo apparecchi più economici rispetto ai competitor ma di ottima qualità. Lo sviluppo del business negli anni 30 portò l’azienda a occupare 1.000 addetti e l’attività non si fermò neppure allo scoppio del secondo conflitto mondiale: durante la
guerra infatti la produzione proseguì, anche se a ritmi ridotti, senza quasi alcuna interruzione. Nel frattempo Paolo Dequarti aveva acquistato l’intero pacchetto azionario della società per un valore di 12 milioni di lire di allora. Il nome si trasformò quindi nel più semplice Magnadyne: era il 1941. Negli anni successivi, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l’azienda decretò la sospensione delle attività industriali perché i capannoni furono completamente rasi al suolo, a causa dei bombardamenti che in quel periodo colpirono pesantemente Torino. Dopo la guerra lo sviluppo dell’azienda ricominciò piano e proseguì in
modo tumultuoso sino ad arrestarsi bruscamente alla fine degli anni ’60. Già dal 1955, in concomitanza con l’inizio della crisi dell’industria elettronica italiana, Magnadyne era solo un marchio e non produceva più. Seguirono ripetuti cambi di proprietà, di ragione sociale e altre vicissitudini che portarono alla scomparsa definitiva del brand, nel gennaio del 2000. La storia, però, non è finita qui: una delle più importanti e storiche industrie piemontesi è pronta a rinascere. Nel 2014 Twenty Spa ha acquistato lo storico marchio con l’obiettivo di rilanciarne il nome a livello nazionale, e internazionale.